
PETERS, IL CARTOGRAFO DELLA
MONDIALITÀ
Vi è mai capitato di trovare appesi al muro, nell’atrio, nei
corridoi o nelle aule delle nostre scuole, i planisferi di Mercatore? Mi
riferisco a quelle cartine che dovrebbero servire, nelle intenzioni dei docenti,
a promuovere la conoscenza della geografia ma che forse, troppo spesso, a
malapena riscaldano le algide mura di certi edifici adibiti alla cosiddetta
‘pubblica istruzione’. Si tratta di una proiezione, elaborata nel 1596, a uso di
navigatori e mercanti europei che aspiravano, per necessità o bramosie, a terre
lontane foriere di grandi ricchezze. Quella di Mercatore, però, è una proiezione
della Terra che sacrifica di proposito l'esattezza delle superfici a vantaggio
della precisione degli angoli per fornire dati soprattutto relativi della
distanza delle rotte. D’altronde, la raffigurazione cartacea di un ‘ellissoide
di rivoluzione schiacciato ai poli’ – perché questo è in effetti il nostro
pianeta dal punto di vista della geometria solida – è cosa a dir poco ardua. Sta
di fatto che fu solo nel 1973 che uno storico tedesco, Arno Peters, elaborò una
nuova proiezione del nostro pianeta, criticando la proiezione eurocentrica di
Mercatore e creando una riproduzione cartografica in cui i Paesi del mondo sono
raffigurati mantenendo i rapporti di superficie. Peters, propose, in sostanza,
un planisfero ad aree equivalenti che restituisce alle superfici della Terra la
loro corretta proporzione. La carta geografica - è bene rammentarlo - fornisce
una sintesi di informazioni. Per questo motivo non può offrire una
rappresentazione fedele della realtà ma opera una selezione di temi finalizzata
agli obiettivi che si prefigge. In questa prospettiva, la proiezione di Peters,
ponendo al centro della carta l'Equatore, la linea immaginaria che divide il
globo in due parti uguali, rappresenta un fantastico strumento educativo nella
comprensione del rapporto ‘Nord- Sud’. Peters, infatti, è partito proprio dalla
centralità dell'Equatore per distribuire la proiezione dei territori in una
prospettiva fedele non tanto alle forme quanto alle loro effettive superfici:
l'Europa e il Nord del mondo, che nella carta di Mercatore risultavano più
grandi rispetto alla realtà, sono qui rappresentati nella loro giusta
proporzione. Questa visione costituisce un primo passo per intaccare la
superiorità riconosciuta all'Europa a partire dal XVI secolo e rappresenta uno
sforzo per costruire relazioni di reciprocità e di interdipendenza tra i Paesi e
le culture del mondo. Nato a Berlino nel 1916, Peters si è spento il primo
dicembre del 2002 a Brema. Ciò che egli intese fare, ridisegnando il mondo con
il suo planisfero, va nella direzione del decentramento e dell'educazione alla
mondialità. Non guardare più al mondo con gli occhi del nostro Paese, soleva
dire, ma guardare il nostro Paese con gli occhi del mondo, cominciando, appunto,
dalla rappresentazione cartografica. In effetti, rileva il professor Antonio
Nanni, vicedirettore di ‘Cem Mondialità’, l’approccio di Peters solo
apparentemente è cartografico, in realtà ha invece un orientamento
interdisciplinare oltre che globalistico. Ad esempio, la sua critica alla
convenzione, universalmente riconosciuta, che posiziona il meridiano ‘zero’ per
Greenwich, è più che eloquente. Secondo Peters, infatti, questa scelta fu
motivata dal fatto che, nell’epopea coloniale, l'Inghilterra godeva di una
posizione di predominio rispetto a molte parti della Terra. Ma oggi che l’Impero
di Sua Maestà Britannica non c’è più, il passaggio del meridiano a Greenwich
rimane solo una significativa cicatrice cartografica e soprattutto la prova di
quanto sia difficile cambiare - a cose fatte – certe abitudini anche quando le
condizioni storiche che avevano giustificato determinate scelte non sussistono
più. Non v’è dubbio che il tentativo di Peters è indicativo di come sia
possibile cambiare le coordinate culturali di un civiltà tecnologica, quella
occidentale, che sembra imporsi come unica e indiscutibilmente omologante
rispetto al presente e al futuro. Non dobbiamo però avere fretta nel pretendere
che questa rivoluzione copernicana possa radicalmente cambiare la testa della
gente dal momento che le trasformazioni culturali dell'immaginario collettivo
richiedono tempi lunghi. Dopotutto, Peters disegnò la sua immagine del mondo
solo nel 1973, vale a dire poco più di trent’anni fa. Se da una parte è vero che
la carta di Peters è stata criticata in molti modi dai tecnici, prima di tutto
per non essere ortomorfica, essendo le sagome dei continenti totalmente
deformate, costituisce comunque una provocazione con serie basi scientifiche nei
confronti degli euorocentrici o di chiunque intenda egemonizzare il nostro
povero mondo. Mark Monmonier ha scritto, in ‘How to lie with Maps’ (‘Come dire
bugie con le carte geografiche’), che certe rappresentazioni cartografiche sono
una falsificazione della realtà. In effetti possono essere strumenti per
trasmettere messaggi geopolitici a dir poco inquietanti, come lo spostamento di
confini o l’ingrandimento di un territorio abitato da un particolare gruppo
etnico. Non è un mistero che le distorsioni cartografiche sono state utilizzate,
da non poche cancellerie, per raccontare il mondo dal punto di vista di coloro
che hanno vinto le guerre, il mondo visto dai potenti. Ecco perché la carta di
Peters, a noi missionari piace: in fondo scoprire che meno di un quinto
dell’umanità, che tra parentesi saremmo noi occidentali, vive nell’estrema
periferia Nord della Terra, azzera ogni forma di presunzione in un’epoca come la
nostra dove i fautori del ‘clash of civilization’ (‘scontro delle civiltà’),
poco importa se terroristi o benpensanti, vorrebbero farla da padrone.
(di padre Giulio Albanese) [GA] MISNA
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