Prima personale italiana di Regina José Galindo

Leone d’oro a Venezia nel 2005, si batte dal Guatemala contro violenza e povertà.

  

 

LA VERDAD, 2013

 

“Non importa se cercano in tutti i modi di zittirci. La verità è lì ,nessuno potrà farla passare sotto silenzio.

Per un’ora leggo testimonianze di sopravvissuti al conflitto armato in Guatemala,mentre un dentista cerca di farmi tacere anestetizzandomi ripetutamente la bocca”

 

Il Guatemala ha vissuto sulla sua pelle per 36 anni una delle guerre più sanguinose(1960-1996).Fu un genocidio che causò più di 200000 morti. L’esercito che combatteva la insurrezione considerava le popolazioni indigene come nemici interni,accusandole di essere simpatizzanti della guerriglia,e per questo esercitando persecuzioni e uccisioni durante molti periodi sanguinosi. Lo stupro di donne e bambini,la tortura,la strategia della terra bruciata,la violenza e la persecuzione e altre tattiche inumane erano pratica comune nell’esercito. Nel 1996 furono siglati gli accordi di pace fra lo stato e la guerriglia. In questi accordi veniva concessa una amnistia per la maggioranza dei crimini più gravi ad eccezione dei crimini contro l’umanità.

Anni più tardi alcuni indigeni Maya di etnia ixil,vittime che erano sopravvissute ai massacri ,riuscirono a portare sul banco degli imputati per genocidio e crimini contro il rispetto dell’umanità due dei militari più influenti,l’ex Presidente della Repubblica golpista Generale Efrain Rios Montt e il capo dei servizi segreti Mauricio Rodriguez Sànchez

Il più importante processo nella storia del Paese cominciò nell’aprile 2013 nel palazzo di Giustizia di Città del Guatemala.

Due settimane dopo l’inizio e dopo aver udito dozzine di terrificanti testimonianze e aver acquisito prove che dimostravano che c’era stato un genocidio in Guatemala,il processo cominciò a subire intralci  daparte della difesa e fu sospeso  a causa di  stratagemmi  e imputazioni  da parte della difesa (revisione di ordinamento  giudiziario costituzionale) e dall’intervento del Presidente della Repubblica, General Otto Pèrez Molina,citato da un testimone come avente preso parte a torture e assassini durante la guerra quando era riconosciuto come Colonnello Tito.

Il processo riprese e si concluse con una sentenza storica che condannò Efrain Rios Montt  a ottanta anni di carcere per crimini contro l’umanità e genocidio.

Minacciosamente ,qualche settimana dopo, il processo e la sentenza furono annullati.

Il caso è attualmente sotto revisione ed è pronto per essere riaperto nel 2014 quando avranno inizio di nuovo tutte le azioni legali a partire dalla cancellazione.

 

 

 

 

 Photo: Frances Pollitt

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LA GABBIA DORATA

 

 

Un film in cui la tematica geopolitica affrontata aderisce alla linea narrativa, al respiro del racconto, allo sviluppo dei personaggi

 

Marco Chiani    

 

Locandina La gabbia dorata - La Jaula de Oro

Tre adolescenti guatemaltechi, Juan, Sara e Samuel, cercano di raggiungere gli Stati Uniti d'America per inseguire il sogno di un'altra vita, lontano dalla povertà in cui sono cresciuti. Alla frontiera, dopo il primo scontro con gli agenti, Samuel tornerà a casa, mentre Juan e Sara, cui si è aggiunto Chauk, un indio del Chiapas che non parla lo spagnolo, andranno avanti. Il loro sarà un percorso pieno di insidie, un cammino nella disperazione, contro tutto e tutti.
Al centro dell'opera prima di Diego Quemada-Díez c'è il concetto di frontiera. Intesa come limite e separazione, linea immaginaria che separa i ricchi dai poveri, terre economicamente sviluppate da altre ferme sotto il giogo di una grande arretratezza. Un confine da aggirare, navigando su corsi d'acqua, strisciando in angusti cunicoli, camminando sulle rotaie di una ferrovia che dovrebbe portare al progresso, ad una realtà migliore, almeno sulla carta. Il viaggio di Juan, Sara e Chauk è quello di tutti i migranti, di uomini alla ricerca di un luogo solo concettualmente distante in cui giocarsi la possibilità di essere diversi da quello che la geografia ha scelto per loro alla nascita. Nonostante la chiarezza delle riflessioni su cui si sviluppa, La gabbia dorata non è un'opera a tesi, realizzata esclusivamente per evidenziare uno scottante problema geopolitico, ma un film in cui le tematiche affrontate aderiscono alla linea narrativa, al respiro del racconto, allo sviluppo dei personaggi. Già dalla scelta di girare in Super 16, risulta chiara la volontà di avvicinarsi a una vibrazione dell'immagine d'impianto documentario oppure, ancor meglio, a una ricostruzione affidabile di una storia che ne racchiude mille altre simili, tutte autentiche. Dentro a una rigorosa organizzazione degli spazi, restituita da una direzione artistica secca e severa, si muovono tre attori adolescenti coi quali lo spettatore instaura subito una forte empatia: anche le evoluzioni dei loro rapporti, dall'iniziale avversità che il risoluto Juan prova verso Chauk fino al totale ribaltamento, stanno a sottolineare l'importanza della condivisione, della solidarietà, il falso mito dell'individualismo. Esordio riuscito e maturo, forse un po' troppo compiuto e definito nella sua misura di vero e falso, è il lavoro di un regista che sa benissimo come muoversi all'interno di un idea di cinema molto precisa. Non per niente, Diego Quemada-Díez ha maturato un'esperienza ventennale accanto a nomi come
Ken Loach, Oliver Stone,Alejandro Gonzalez Inarritu e Fernando Meirelles.