Siamo  convinti del diritto inalienabile della persona a comunicare ed essere informata.

Diritto sempre più difficile da esercitare

Ma noi siamo testardi e crediamo che  promuovere nuove fonti di informazione, stimolare la partecipazione attiva delle singole persone, essere protagonisti della costruzione di una comunicazione non mercificata attraverso  la cooperazione con chiunque persegua questi stessi fini, non sia cosa impossibile.

Riserviamo questo spazio a chi  voglia segnalarci articoli, iniziative, riferimenti tematici e fonti di informazione, notizie politiche rispetto ai temi della pace, della solidarietà e della cooperazione internazionale con particolare riferimento all' America Latina e alle politiche che la coinvolgono.

EDITORIALE DELLA SETTIMANA:                                 

 

GUATEMALA 2006

            Ogni volta che vai in Guatemala ti sembra di vivere un’esperienza nuova.

            Siamo tornati da pochi giorni dal questo paese: otto persone, quattro adulti e quattro giovani (tre al termine della scuola media e uno ancora alle medie).

            Guatemala è il paese delle foreste, delle piante, delle orchidee, delle banane, dei fiumi e dei laghi, degli oceani; è il paese dei Maya, di una civiltà antica di cui le vestigia riscoperte, anche se solo del 15%, sono sufficienti per capire che calpesti una terra con una grande storia.

            Ma il Guatemala è soprattutto la sua gente, le donne, i bambini, i “campesinos”. Gente che ha sofferto una lunga dittatura militare, 140 mila assassinati, 40 mila “desaparecidos”, orfani, vedove. Eppure è gente non disperata, anzi è capace di condividere con te la tua sofferenza, il tuo dolore.

            Siamo andati in Guatemala con Marina, la mamma di Giulia, con Enrico il papà e Filippo il fratello. Giulia, che fu alunna della scuola di Piero Morari, ci ha lasciato il 9 settembre dello scorso anno, dopo aver trascorso la sera alla festa dell’Unità.

La gente di Guatemala, i responsabili della cooperativa Kato-Ki, gli abitanti del villaggio “Piero Morari” ci hanno accolto per celebrare Giulia.

“Mira: la tua hija, dicono a Marina, è qui con noi “ (sulla parete dell’aula più grande della scuola sta la fotografia di Giulia nella bellezza dei suoi 16 anni non ancora compiuti  tra i 13 fiori, perché il numero 13 per il popolo maya è simbolo di eternità). “Ogni mattina con i bambini dei 6° anno guardiamo alla hija hermosa perché il  giorno sia buono per noi”. Le lacrime scendono sul viso di Marina, anche Enrico è commosso, Filippo ascolta senza batter ciglio.

Chiara e Cora, le compagne di scuola di Filippo, condividono con gli occhi la commozione nel ricordo di Giulia, perfino Tommy, la mascotte del gruppo, sempre irrequieto, ascolta.  Katia  la mamma scrive tutto, come farà per tutto il viaggio.

E organizzano la festa per il 4° anniversario del Villaggio “Piero Morari”. C’è la bandiera del Guatemala portata dai rappresentanti dei 280 bambini che frequentano la scuola, c’è la marimba, la tromba e il saxofono che suonano antiche e nuove melodie. E c’è Maria che, dopo aver composto una canzone per Piero Morari, ora “canto per la tua Julia una canzone che io ho composto”

            Questo è Guatemala. Questo è il villaggio che abbiamo costruito con loro. Ormai vengono da ogni parte i genitori perché i loro piccoli possano frequentare la scuola, dove “gli insegnanti sono bravi e amano i bambini”.

            E la stessa cosa avviene a Paxorotot, quasi 600 bambini e a Panabajal con 800 ragazzi. Non ci stanno più.  “Padre, dicono a don Piero, tenemos necessidad di costruire altre 4 aule, vogliamo fare il tetto alla mensa e all’ambulatorio, noi mettiamo la manodopera…”.  E tu non puoi dire di no, perché vedi che tuoi soldi si moltiplicano nelle 94 scuole che la Kato-ki sta organizzando.

            Ma poi siamo andati nel cuore della tragedia, nel Quiché, da padre Clemente, un simpaticissimo prete cattolico maya, che vive in una casa dove tutti sono di casa, perché chi viene al mercato o alla festa non può nella stessa giornata fare altre 6 ore di cammino a piedi. E rimangono a dormire. Chi di noi aveva scelto la stanzetta migliore per la notte si è dovuto pentire, perché negli stanzoni accanto uomini, donne, bambini stesi per terra passano la notte. Altri invece avevano scelto le altre stanzette, ma vicino al pollaio, dove galli senza orario cantano tutta la notte.

            Da padre Clemente abbiamo incontrato quelli di Panabaj, i sopravvissuti di un paese che non c’è più, travolto dal vulcano che l’uragano Stan aveva riempito d’acqua, che si è poi rovesciata con il fango travolgendo persone, case, i campi, la scuola, l’ospedalino.

Quanti soldi quel governo ha ricevuto da tutto il mondo!  A distanza di un anno tutto è come nel giorno del disastro. Abbiamo ascoltato la loro denuncia, abbiamo portato con noi il loro progetto per la terra, le case e il loro futuro. Perché come sempre i guatemaltechi si organizzano e loro si sono costituiti in una associazione riconosciuta e una volontaria italiana, una splendida ragazza di Napoli,  ha deciso di vivere con loro.

             Padre Clemente  in questi anni raccoglie la testimonianza di donne che dopo 25 anni di silenzio raccontano le atrocità subite durante la dittatura militare, poichè la memoria è importante perché non si ripeta “Guatemala nunca mas”. E lui, padre Clemente, chiede a Marina la foto di Giulia per metterla tra le 27 croci dei suoi catechisti assassinati dall’esercito alla fine degli anni ‘80  “perché Julia vive con noi nel ricordo dei nostri martiri” 

            Guatemala è però anche il Biotopo del Quetzal, i monti Cuchumatanes dove ai 3800 metri di altezza vivono comunità maya, è la Playa Blanca dell’oceano Atlantico, è il bellissimo Rio Dulce. E’ il centro di formazione professionale di Coban, costruito dalla solidarietà bresciana e ora regalato ai guatemaltechi che lo fanno funzionare come ai tempi di Roberto Comini il primo volontario della comunità di Calvagese, pure lui ora “cerca de Dios”, come Piero e come Giulia.

            Guatemala è il centro Monte Cristo, la “estrella” delle scuole di tutto il dipartimento, come lo ha definito il Ministero della Pubblica Istruzione del Guatemala. E’ un vero gioiello. Una struttura dove giovani e  adulti si alternano per imparare lo spagnolo e il kaqchiquel, i mestieri e i diritti umani, dove l’”hortaliza” e la “granja” danno da mangiare a tutto il centro e ora i loro prodotti sono commercializzati negli USA.  E’ il centro dove si organizzano competizioni sportive per 17 mila ragazzi  delle scuole del dipartimento o gare di pittura e scultura per i ragazzi, dove si produce l’artigianato per le botteghe del commercio equo e solidale.

            Come non aiutare questo Guatemala?

Come non sognare con la dottoressa Anabela che qualche medico o infermiere bresciano spenda le sue ferie per aiutarla nelle 94 aldeas che tenta di servire con un semplice part-time, e sogna di poter usufruire, per lo meno, di strumenti didattici per insegnare igiene, puericultura e altro, o di avere l’attrezzatura per piccoli ambulatori? Vogliamo sognare insieme con lei tutto questo, perché ne vale la pena.

 Un viaggio in Guatemala vale più di tutti i discorsi.

  

DON  PIERO LANZI E IL GRUPPO DEI BRESCIANI

GUATEMALA    19 LUGLIO  /  9 AGOSTO 2006